Angelo Galasso News

Carpenter

ANGELO GALASSO IN IL GIORNALE, 15TH MARCH 2014
Angelo Galasso in Il Giornale, 15th March 2014.Ecco il genio della camicia che fa impazzire Al Pacino.  
Tradition in evolution. Ovvero lo stile italiano mescolato a quello inglese con un tocco di colore del sud, perché Angelo Galasso non riesce lasciare in disparte le sue origini, che poi sono la sua fortuna. Nato a Francavilla Fontana, in Puglia (“stesso paesino di Emanuel Ungaro, che era il sarto di mio padre ai tempi”), Angelo si considera un vero gladiatore della moda ed i fatti gli danno ragione da oltre 35 anni.Prima ha creato l’azienda Interno 8 a Roma, poi ha messo in piedi, assieme a Flavio Briatore, la collezione Billionaire, ora sta conquistando il mondo con le sue proposte nelle quali mescola eleganza e uno stile che, forse, considerare dandy pare riduttivo. Colori intensi ed eleganti, giacche sontuose, abiti che sono poesia pura, materiali pregiati, velluti finissimi, tagli perfetti, un’armonia e una raffinatezza frizzante che vanno oltre le mode. Angelo Galasso le mode le provoca anzi, le provoca, le anticipa, le crea, le impone.   Basta guardarsi attorno per rendersi conto che si sta respirando un’aria fantastica; l’uomo, nel  modo di vestire, è in una continua evoluzione. Siamo arrivati al così detto right time: per anni si sono percepite delle sensazioni positive, ricordo come nel 2005 ero a New York sulla Madison e guardavo le aperture di negozi di jeans, tutti uguali. Mi dissi che era arrivato il momento per  impreziosirlo, il resto venne come logica conseguenza. Il segreto sta nel saper osservare la gente e provare ad accontentarla al cento per cento.   Proviamo a inquadrare i suoi clienti.   E’ gente che non ha paura dei giudizi altrui, gente che sa quello che vuole. Per alcuni l’impatto è forse troppo forte ma il mio prodotto arriva e conquista pian piano; a Londra ho trovato terreno fertile perché lì si respira una libertà straordinaria, a Milano ci vuole più tempo.   Al Pacino, Roger Moore, Paul McCartney, Puff Daddy: tutti in fila a vestirsi da lei.   E’ gente vanesia, che ama visceralmente sentirsi dire che è vestita bene, ama distinguersi, essere elegante, stupire.   Al Pacino, quando andò alla Casa Bianca a ritirare la National Medal of Arts, indossava i suoi capi.   Da una vita conosco il suo co-producer, Barry Levinson, gli chiesi se fosse possibile vestire Al. Rispose che lui si deve innamorare del prodotto, altrimenti non ci sono chances. Andai a casa sua a Los Angeles, all’inizio mi sembrò leggermente restio ma poi diventò addict, dipendente dai miei abiti; ne acquista in continuazione. Pensate che c’è una foto con lui alle nove del mattino da Starbucks con un mio tuxedo blu, dice che lo indossa perfino a letto.   Quando Obama gli ha consegnato la medaglia com’era vestito?   Tuxedo nero con lance blu, elegantissimo. Paul McCartney, invece?   Lui cercava qualcosa di speciale per un concerto a Los Angeles, ma, tengo a precisare, sia lui che Al pagano quello che comprano, per l’occasione McCartney ordinò una quindicina di capi e da allora torna regolarmente.   Passiamo a Roger Moore.   Una leggenda, pensate che con il figlio, Jeffrey, parliamo italiano perché la prima moglie di Roger era italiana, bellissima, di Perugia. Lui va pazzo per le mie camicie con il polsino; nelle foto lo fa vedere sempre, ama da morire i dettagli chic.   Puff Daddy. Pure lui, come Roger, indossa le camicie con il polsino, ne compra in quantità. Ha contagiato perfino Beyoncè, che le ordina su misura ma stavolta senza il polsino.  Forse in Italia è più complicato riproporla. Nick Foulkes, uno dei giornalisti più influenti nel mondo fashion, ha scritto su Financial Times che si tratta di una rivoluzione, non vorrei sembrare privo di modestia però nell’articolo dice che sono il Leonardo da Vinci della camicia. Detto questo, ovvio che la puoi vedere più spesso in una città come Londra o come Los Angeles che non a Milano.   A proposito di Milano: sta per aprire il suo nuovo negozio, che lei chiama house. House perché lo vedo come una specie di club per uomini, difatti abbiamo il bar, l’angolo delle degustazioni, tanti tipi di caffè, spiace non poter far fumare i sigari. La donna è più concreta, invece l’uomo ama vivere, ha i suoi hobby, per questo mi piace sapere che i miei clienti entrano e si rilassano come se fossero a casa loro, in effetti considero i negozi una destination e non una location. A New York abbiamo il negozio al The Plaza, dove prima c’era la vecchia sala da thé edouardiana, solo per maschi. A Milano apriremo in Corso Matteotti all’8, angolo Via San Pietro all’Orto, prima eravamo in Via Montenapoleone ma era troppo piccolo, ora sono davvero soddisfatto. Venite, vi piacerà un mondo.

ANGELO GALASSO IN IL GIORNALE, 15TH MARCH 2014

Angelo Galasso in Il Giornale, 15th March 2014.

Ecco il genio della camicia che fa impazzire Al Pacino.
 

Tradition in evolution. Ovvero lo stile italiano mescolato a quello inglese con un tocco di colore del sud, perché Angelo Galasso non riesce lasciare in disparte le sue origini, che poi sono la sua fortuna. Nato a Francavilla Fontana, in Puglia (“stesso paesino di Emanuel Ungaro, che era il sarto di mio padre ai tempi”), Angelo si considera un vero gladiatore della moda ed i fatti gli danno ragione da oltre 35 anni.Prima ha creato l’azienda Interno 8 a Roma, poi ha messo in piedi, assieme a Flavio Briatore, la collezione Billionaire, ora sta conquistando il mondo con le sue proposte nelle quali mescola eleganza e uno stile che, forse, considerare dandy pare riduttivo. Colori intensi ed eleganti, giacche sontuose, abiti che sono poesia pura, materiali pregiati, velluti finissimi, tagli perfetti, un’armonia e una raffinatezza frizzante che vanno oltre le mode. Angelo Galasso le mode le provoca anzi, le provoca, le anticipa, le crea, le impone.   Basta guardarsi attorno per rendersi conto che si sta respirando un’aria fantastica; l’uomo, nel  modo di vestire, è in una continua evoluzione. Siamo arrivati al così detto right time: per anni si sono percepite delle sensazioni positive, ricordo come nel 2005 ero a New York sulla Madison e guardavo le aperture di negozi di jeans, tutti uguali. Mi dissi che era arrivato il momento per  impreziosirlo, il resto venne come logica conseguenza. Il segreto sta nel saper osservare la gente e provare ad accontentarla al cento per cento.  

Proviamo a inquadrare i suoi clienti.  
E’ gente che non ha paura dei giudizi altrui, gente che sa quello che vuole. Per alcuni l’impatto è forse troppo forte ma il mio prodotto arriva e conquista pian piano; a Londra ho trovato terreno fertile perché lì si respira una libertà straordinaria, a Milano ci vuole più tempo.  

Al Pacino, Roger Moore, Paul McCartney, Puff Daddy: tutti in fila a vestirsi da lei.  
E’ gente vanesia, che ama visceralmente sentirsi dire che è vestita bene, ama distinguersi, essere elegante, stupire.  

Al Pacino, quando andò alla Casa Bianca a ritirare la National Medal of Arts, indossava i suoi capi.  
Da una vita conosco il suo co-producer, Barry Levinson, gli chiesi se fosse possibile vestire Al. Rispose che lui si deve innamorare del prodotto, altrimenti non ci sono chances. Andai a casa sua a Los Angeles, all’inizio mi sembrò leggermente restio ma poi diventò addict, dipendente dai miei abiti; ne acquista in continuazione. Pensate che c’è una foto con lui alle nove del mattino da Starbucks con un mio tuxedo blu, dice che lo indossa perfino a letto.  

Quando Obama gli ha consegnato la medaglia com’era vestito?  
Tuxedo nero con lance blu, elegantissimo. 

Paul McCartney, invece?  
Lui cercava qualcosa di speciale per un concerto a Los Angeles, ma, tengo a precisare, sia lui che Al pagano quello che comprano, per l’occasione McCartney ordinò una quindicina di capi e da allora torna regolarmente.  

Passiamo a Roger Moore.  
Una leggenda, pensate che con il figlio, Jeffrey, parliamo italiano perché la prima moglie di Roger era italiana, bellissima, di Perugia. Lui va pazzo per le mie camicie con il polsino; nelle foto lo fa vedere sempre, ama da morire i dettagli chic.  

Puff Daddy.
Pure lui, come Roger, indossa le camicie con il polsino, ne compra in quantità. Ha contagiato perfino Beyoncè, che le ordina su misura ma stavolta senza il polsino.  

Forse in Italia è più complicato riproporla.
Nick Foulkes, uno dei giornalisti più influenti nel mondo fashion, ha scritto su Financial Times che si tratta di una rivoluzione, non vorrei sembrare privo di modestia però nell’articolo dice che sono il Leonardo da Vinci della camicia. Detto questo, ovvio che la puoi vedere più spesso in una città come Londra o come Los Angeles che non a Milano.  

A proposito di Milano: sta per aprire il suo nuovo negozio, che lei chiama house.
House perché lo vedo come una specie di club per uomini, difatti abbiamo il bar, l’angolo delle degustazioni, tanti tipi di caffè, spiace non poter far fumare i sigari. La donna è più concreta, invece l’uomo ama vivere, ha i suoi hobby, per questo mi piace sapere che i miei clienti entrano e si rilassano come se fossero a casa loro, in effetti considero i negozi una destination e non una location. A New York abbiamo il negozio al The Plaza, dove prima c’era la vecchia sala da thé edouardiana, solo per maschi. A Milano apriremo in Corso Matteotti all’8, angolo Via San Pietro all’Orto, prima eravamo in Via Montenapoleone ma era troppo piccolo, ora sono davvero soddisfatto. Venite, vi piacerà un mondo.

ANGELO GALASSO IN MF FASHION, 15TH MARCH 2014
Angelo Galasso, nuovo concept tra sartoria e food. Il designer, che cresce a Milano, progetta un nuovo store-laboratorio per abiti e cibo italiano. Sarà a Los Angeles.

Il made to measure di Angelo Galasso sposa l’eccellenza italiana del food & wine e ne celebra il matrimonio con un monomarca di nuova generazione che vedrà la luce negli Usa. «Abbiamo un grosso progetto in cantiere che vedrà l’apertura a Los Angeles di un nuovo concept che racchiude tutta l’eccellenza italiana», ha raccontato a MFF lo stesso Galasso, anima creativa del marchio di matrice italiana ma di stanza a Londra, «dove l’enoteca e il food si fonderanno con tutta la nostra collezione e dove il cliente potrà gustarsi un bicchiere di ottimo vino mentre persone dedicate si occupano del suo made to measure». I dettagli del progetto saranno svelati solo in un secondo momento, quando verrà definito anche il timing dell’apertura. Nel frattempo il brand nato nel 2009 si prepara a tagliare il nastro della sua nuova house milanese di corso Matteotti, in uno spazio di 450 metri quadrati, ovvero tre volte maggiore rispetto al monomarca di via Montenapoleone dove Galasso era presente dal 2011, nel quale sarà dedicato un apposito spazio al progetto Unico, il segmento del su misura del marchio. All’interno dello store, particolare risalto sarà dato alla capsule Milano, creata in occasione dell’apertura della nuova House meneghina e composta da abiti sobri e classici per il businessman e che si accompagna alle altre due minicollezioni già esistenti, Luxury ed Evening. «L’opening meneghino, previsto per l’ultima settimana di marzo, rispecchia le esigenze di crescita del marchio, il cui turnover attuale è pari a circa 3 milioni di euro ma che, secondo le nostre stime, aumenterà del 30% annuo nel prossimo triennio», ha aggiunto Galasso. A trainare la crescita fino ad ora è stata la Russia, che pesa per oltre il 30% del giro d’affari e dove il marchio conta sua una rete di 45 retailers a cui di aggiunge la House di Mosca, seguita da Europa, Usa, India e Giappone ma i confini del brand si estenderanno includendo anche Emirati Arabi, Nigeria, Ghana e Cina che rientrano nei piani futuri di espansione. «Al momento», ha precisato lo stilista pugliese che prima di intraprendere la propria strada con il marchio omonimo aveva lanciato nel 2005 il brand Billionarire italian couture insieme a Flavio Briatore, «stiamo lavorando su proposte interessanti per Dubai, Beirut, Miami, e Dallas».

ANGELO GALASSO IN MF FASHION, 15TH MARCH 2014

Angelo Galasso, nuovo concept tra sartoria e food. Il designer, che cresce a Milano, progetta un nuovo store-laboratorio per abiti e cibo italiano. Sarà a Los Angeles.

MF Fashion

Il made to measure di Angelo Galasso sposa l’eccellenza italiana del food & wine e ne celebra il matrimonio con un monomarca di nuova generazione che vedrà la luce negli Usa. «Abbiamo un grosso progetto in cantiere che vedrà l’apertura a Los Angeles di un nuovo concept che racchiude tutta l’eccellenza italiana», ha raccontato a MFF lo stesso Galasso, anima creativa del marchio di matrice italiana ma di stanza a Londra, «dove l’enoteca e il food si fonderanno con tutta la nostra collezione e dove il cliente potrà gustarsi un bicchiere di ottimo vino mentre persone dedicate si occupano del suo made to measure». I dettagli del progetto saranno svelati solo in un secondo momento, quando verrà definito anche il timing dell’apertura. Nel frattempo il brand nato nel 2009 si prepara a tagliare il nastro della sua nuova house milanese di corso Matteotti, in uno spazio di 450 metri quadrati, ovvero tre volte maggiore rispetto al monomarca di via Montenapoleone dove Galasso era presente dal 2011, nel quale sarà dedicato un apposito spazio al progetto Unico, il segmento del su misura del marchio. All’interno dello store, particolare risalto sarà dato alla capsule Milano, creata in occasione dell’apertura della nuova House meneghina e composta da abiti sobri e classici per il businessman e che si accompagna alle altre due minicollezioni già esistenti, Luxury ed Evening. «L’opening meneghino, previsto per l’ultima settimana di marzo, rispecchia le esigenze di crescita del marchio, il cui turnover attuale è pari a circa 3 milioni di euro ma che, secondo le nostre stime, aumenterà del 30% annuo nel prossimo triennio», ha aggiunto Galasso. A trainare la crescita fino ad ora è stata la Russia, che pesa per oltre il 30% del giro d’affari e dove il marchio conta sua una rete di 45 retailers a cui di aggiunge la House di Mosca, seguita da Europa, Usa, India e Giappone ma i confini del brand si estenderanno includendo anche Emirati Arabi, Nigeria, Ghana e Cina che rientrano nei piani futuri di espansione. «Al momento», ha precisato lo stilista pugliese che prima di intraprendere la propria strada con il marchio omonimo aveva lanciato nel 2005 il brand Billionarire italian couture insieme a Flavio Briatore, «stiamo lavorando su proposte interessanti per Dubai, Beirut, Miami, e Dallas».

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